Informazioni sulle tigelle o crescentine modenesi
Il pane modenese oggi comunemente chiamato tigella è più propriamente una crescentina, mentre storicamente la tigella era il disco di terracotta usato per cuocerla. Il nome è ormai inseparabile dal cibo e oggi questi piccoli pani rotondi sono una presenza distintiva della tavola modenese.
Una formulazione locale usa farina, olio d'oliva, latte e lievito, seguiti da una lievitazione di due-tre ore. Questa versione mantiene quella struttura pratica e aggiunge solo l'acqua tiepida necessaria per ottenere un impasto morbido ed estensibile, che possa essere steso senza screpolarsi.
Prima della cottura i dischi dovrebbero avere uno spessore di circa 5 mm. Una tigelliera dedicata garantisce la pressione uniforme e la doratura decorata caratteristiche, ma una piastra pesante o una padella in ghisa funzionano se i pani vengono girati e premuti delicatamente, così che il centro cuocia prima che le superfici brucino.
Le tigelle danno il meglio appena tolte dalla piastra. Si aprono quando sono ancora calde e si farciscono a tavola con prosciutto, mortadella, Parmigiano Reggiano oppure con il tradizionale pesto modenese di lardo, aglio e rosmarino.
I bigoli assorbono il condimento durante la mantecatura finale. L'acqua di cottura tenuta da parte va aggiunta gradualmente, non tutta in una volta, finché cipolla e olio d'oliva formano un rivestimento lucido intorno a ogni filo di pasta. Sotto la pasta, la padella dovrebbe risultare quasi asciutta, senza una pozza d'olio separata.
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