Il ragù napoletano
La tradizione campana distingue il ragù napoletano dal ragù bolognese di carne macinata: usa grandi pezzi di carni diverse cotti molto lentamente nel pomodoro, con la salsa per la pasta e la carne consumata separatamente.
Tra le carni caratteristiche compaiono locena o spalla di manzo, costine di maiale dette tracchie e braciole. Le braciole sono fettine di manzo arrotolate intorno a pecorino, aglio, prezzemolo, pinoli e uvetta.
La prima lunga fase è a base di cipolla, carne e vino, non di pomodoro. Le carni rosolano lentamente mentre la cipolla si sfalda; il vino rosso viene aggiunto e fatto evaporare prima di concentrato e passata.
Dopo l’aggiunta del pomodoro, il ragù deve pippiare: sobbollire appena per ore. Un bollore forte riduce troppo in fretta, brucia gli zuccheri e può sfaldare le carni prima che la salsa diventi scura, lucida e amalgamata.
La pasta viene servita condita con la salsa. La ricetta include quindi ziti o candele come suggerimento di servizio, mantenendo la regola tradizionale secondo cui i grandi pezzi di carne cotti costituiscono una portata separata.
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