Un piccolo gesto dentro una storia monumentale
Perché si lanciano monete nella Fontana di Trevi
Il celebre lancio sopra la spalla è un rituale moderno nato dall’incontro tra antiche idee sull’acqua, desiderio di ritorno, cinema, turismo e bisogno umano di rendere negoziabile l’incertezza.
È più corretto leggerlo non come un’antica legge romana della fortuna, ma come una tradizione viva, i cui significati si sono moltiplicati intorno a uno dei monumenti pubblici più teatrali di Roma.
A quasi ogni ora i visitatori voltano le spalle alla Fontana di Trevi, tengono una moneta nella mano destra e la lanciano nell’acqua sopra la spalla sinistra. Il movimento dura un secondo. Intorno si apre uno spettacolo architettonico settecentesco alimentato da un antico acquedotto, incorniciato dalla facciata di un palazzo e popolato da roccia, cavalli, acqua e figure di autorità. La moneta modesta e il fondale monumentale non potrebbero essere più diversi: è proprio questo contrasto a rendere il rituale così efficace.
La spiegazione più ripetuta afferma che una moneta garantisca il ritorno a Roma. Alle successive vengono talvolta attribuite promesse di amore, matrimonio o fine di una relazione. Sono varianti del costume popolare, non un’unica regola antica sostenuta da una fonte autorevole. Cambiano da guida a guida e da famiglia a famiglia. Resta stabile il gesto di fondo: si offre qualcosa di piccolo all’acqua e si immagina un viaggio futuro verso la città.
La forza del gesto deriva da più tradizioni. Sorgenti e pozzi sono stati a lungo considerati luoghi sacri o di confine; le monete hanno funzionato come offerte, ringraziamenti, pagamenti e segni di speranza. Il turismo moderno ha aggiunto il desiderio di tornare in una città amata, mentre il cinema ha trasformato la fontana in un palcoscenico internazionale del desiderio. La ripetizione da parte di milioni di persone ha finito per far apparire il rituale senza tempo.
Le monete non restano desideri privati. Vengono rimosse periodicamente attraverso un processo organizzato e, secondo gli accordi consolidati della città, sostengono attività caritative legate alla Caritas di Roma. Questa seconda vita pubblica cambia il senso del lancio: una promessa simbolica a sé stessi entra in un sistema materiale di raccolta, conteggio e assistenza sociale. La somma annuale varia e va verificata prima della pubblicazione, ma il percorso dallo spettacolo alla solidarietà è ben documentato.
Prima del rito di Trevi
Perché si offrono oggetti di valore all’acqua
Una moneta lanciata fuori dalla portata trasforma una speranza privata in un impegno visibile.
Il costume di Trevi appartiene a un ampio modello umano, ma la sua forma precisa è moderna e specifica del luogo.
Le fonti d’acqua hanno sempre avuto importanza pratica e simbolica. Una sorgente rende possibile un insediamento; un pozzo apre l’accesso a una risorsa nascosta; un acquedotto dimostra capacità ingegneristica collettiva e autorità politica. Poiché l’acqua arriva da un’origine che spesso non si vede, molte culture hanno trattato sorgenti e margini come punti d’incontro tra mondo ordinario e sacro. L’offerta riconosce la dipendenza da qualcosa di essenziale che non può essere controllato del tutto.
La moneta si presta bene allo scopo. È portatile, standardizzata e di proprietà personale, ma abbastanza piccola da poter essere ceduta. Quando attraversa la superficie e si posa tra centinaia di altre, esce dalla circolazione privata. Il gesto è compiuto e non può essere annullato senza infrangere il rituale. Questa minima irreversibilità dà peso emotivo al desiderio.
Depositi antichi di monete e oggetti in acqua sono noti in molte regioni, ma il precedente generale non dimostra che il lancio odierno discenda in linea diretta e ininterrotta da una singola cerimonia romana. Le tradizioni turistiche acquisiscono spesso un’antichità inventata, perché l’età conferisce autorevolezza. Una ricostruzione più accurata riconosce la continuità dell’impulso umano senza fingere una catena documentaria che le prove non sostengono.
L’idea di pagare un passaggio sicuro o ringraziare per l’acqua compare anche nel folklore, nella religione e nelle consuetudini quotidiane. A Trevi queste associazioni incontrano l’incertezza centrale del viaggiatore moderno: ci sarà un’altra occasione per tornare? La moneta diventa una risposta compatta. Non può organizzare il viaggio futuro, ma dà forma al desiderio.
I rituali sopravvivono perché sono facili da imparare e piacevoli da ripetere. Una guida mostra il movimento, gli amici fotografano il momento e il visitatore racconta poi la storia. Non serve un’istituzione che imponga la credenza: l’imitazione sociale fa il lavoro, mentre la fama della fontana offre sufficiente autorità emotiva perché anche gli scettici partecipino per gioco.
Perché il gesto sembra importante
Una rinuncia reale
La moneta è piccola ma appartiene a chi la lancia: il desiderio diventa più di una frase pronunciata.
Fuori dalla portata
L’oggetto scompare in una vasca protetta e si unisce a un deposito collettivo.
Una performance condivisa
Compagni e sconosciuti riconoscono il movimento e ne rafforzano il significato.
Una promessa di ritorno
Il rituale dà una forma fisica e memorabile all’incertezza di un nuovo viaggio.
Il monumento comincia a monte
Dall’Aqua Virgo all’Acqua Vergine
La fontana è il volto pubblico monumentale di un percorso idrico che risale all’età di Augusto.
La sua storia è idraulica prima che romantica.
L’acqua della Fontana di Trevi appartiene all’Acqua Vergine, erede dell’antico acquedotto Aqua Virgo costruito nel 19 a.C. sotto Marco Vipsanio Agrippa. Il sistema originario contribuiva ad alimentare il Campo Marzio e le sue terme. Sopravvivenza, restauri e trasformazioni nei secoli ne fanno una delle infrastrutture più durevoli di Roma.
Il nome è collegato dalla tradizione a una fanciulla che avrebbe indicato una sorgente a soldati assetati, episodio rappresentato nei rilievi della fontana. Come molte narrazioni d’origine, la leggenda unisce ingegneria e personificazione. L’acqua non arriva soltanto attraverso calcolo e lavoro: viene scoperta, donata e dotata di carattere. Il racconto rende memorabile un complesso sistema di approvvigionamento.
La Roma medievale e moderna restaurò e reindirizzò più volte le antiche infrastrutture idriche. Le fontane pubbliche non erano solo ornamento: annunciavano la disponibilità d’acqua, esprimevano l’autorità papale e organizzavano la vita dei quartieri. Una fontana terminale monumentale, la «mostra», rendeva visibile l’arrivo dell’acquedotto. Trevi è la grande mostra dell’Acqua Vergine.
L’acqua che vediamo oggi appartiene a sistemi moderni controllati, compresi ricircolo e manutenzione. L’impressione di un flusso naturale e abbondante viene prodotta e protetta da un lavoro tecnico continuo. Pompe, controlli dei livelli, pulizia e conservazione della pietra restano quasi invisibili, perché un’infrastruttura ben funzionante lascia dominare la scena mitica.
Ricordare l’acquedotto cambia lo sguardo sulla fontana. Il rito concentra l’attenzione sulla vasca, ma il monumento rimanda a sorgenti, canali, manutentori, governo urbano e secoli di politica dell’acqua. Il desiderio di ritorno è possibile grazie a un sistema pensato per far continuare ad arrivare l’acqua.
Costruita nel 19 a.C. sotto Marco Vipsanio Agrippa.
Lo storico sistema idrico è ancora parte dell’infrastruttura romana.
Una fontana monumentale che rende visibile l’arrivo dell’acquedotto.
Controllo idraulico e conservazione sostengono uno spettacolo solo apparentemente spontaneo.
Rione Trevi · Roma
La Fontana di Trevi
Il progetto di Nicola Salvi trasforma la facciata posteriore di Palazzo Poli in un palcoscenico: l’architettura sembra aprirsi e liberare un mondo marino di rocce e acque impetuose.
Da osservare come: un teatro urbano che unisce palazzo, acquedotto, scultura, suono e una piazza eccezionalmente compressa
Architettura e iconografia
Una facciata di palazzo conquistata dal mare
La fontana attuale è il risultato di una lunga sequenza di progetti. Gian Lorenzo Bernini aveva già studiato il sito, ma il concorso settecentesco fu vinto da Nicola Salvi. I lavori iniziarono negli anni Trenta del Settecento e continuarono oltre la sua morte; Giuseppe Pannini ne seguì il completamento nel 1762. La lunga gestazione spiega perché l’opera appartenga al tardo Barocco e contenga al tempo stesso elementi classici più controllati.
La forza teatrale comincia dal luogo. La piazza è più piccola di quanto molti si aspettino e la fontana ne occupa interamente un lato. Le vie strette immettono quasi senza preavviso nel suono, nell’acqua e nella pietra chiara. Non esiste una lunga distanza cerimoniale: il monumento appare all’improvviso, ingrandito dalla compressione degli edifici circostanti.
Al centro domina Oceano, spesso chiamato impropriamente Nettuno, su un cocchio a forma di conchiglia. Cavalli marini e tritoni esprimono stati opposti dell’acqua: calma e difficoltà, dominio e disordine. L’ordine architettonico di colonne e nicchie sembra dissolversi nella roccia aspra sottostante, dove l’acqua attraversa più livelli prima di raggiungere la grande vasca.
I rilievi richiamano l’origine e la costruzione dell’acquedotto. Figure allegoriche collegano abbondanza e salute all’arrivo dell’acqua. Il programma celebra la capacità dell’autorità e dell’ingegneria di trasformare una risorsa naturale in beneficio urbano; al tempo stesso rocce e cavalli inquieti impediscono alla scena di diventare un diagramma statico del controllo.
Il suono è parte decisiva del progetto. La caduta dell’acqua copre parte del rumore stradale, annuncia il monumento prima che sia visibile e crea un campo sensoriale continuo intorno alla vasca. Le fotografie eliminano questa forza acustica. Guardare solo attraverso il telefono significa perdere il modo in cui il suono tiene insieme la piazza.
La folla è ormai un altro strato del monumento. Bordo della vasca, percorso di accesso e punti di osservazione vengono gestiti per proteggere la pietra e la circolazione. Le regole possono cambiare e vanno controllate sulle fonti ufficiali. Il principio resta semplice: è un fragile monumento pubblico, non una piscina, una panchina, un tavolo né una fonte di monete-souvenir.
| Elemento | Ruolo visivo | Significato più ampio |
|---|---|---|
| Facciata di Palazzo Poli | Una cornice architettonica monumentale | Ordine civico e istituzionale. |
| Oceano e il cocchio | Il centro dominante della scena | L’acqua come vasta forza naturale. |
| Cavalli marini e tritoni | Movimenti e temperamenti contrastanti | Stati calmi e turbolenti dell’acqua. |
| Rocce | L’architettura sembra dissolversi nel paesaggio | Il confine tra città costruita e natura. |
| Cascate e vasca | Suono e movimento riempiono la piazza | L’acquedotto diventa abbondanza pubblica visibile. |
| Visitatori e monete | Un primo piano umano in continuo cambiamento | Il rituale moderno aggiunge partecipazione al monumento. |
Il movimento familiare
Come funziona il lancio delle monete e perché le regole cambiano
La forma fisica è ampiamente condivisa, mentre numero delle monete e promesse appartengono a una narrazione popolare flessibile.
Non esiste alcun contratto cosmico ufficiale.
La versione più nota chiede di voltare le spalle alla fontana, tenere una moneta nella mano destra e lanciarla sopra la spalla sinistra. Alcune istruzioni aggiungono che debba passare sopra il cuore o che gli occhi vadano chiusi. Sono dettagli che coreografano il momento, ma non vengono imposti dal monumento né derivano da un unico testo antico autorevole.
Si dice comunemente che una moneta assicuri il ritorno a Roma. La promessa si accorda con l’emozione della partenza: ancora in città, il visitatore trasforma una speranza in azione. Il rito non stabilisce quando avverrà il ritorno, sottraendosi così a una normale confutazione. Qualunque viaggio successivo può essere ricordato come compimento.
Le versioni con due o tre monete sono molto meno stabili. A seconda di chi racconta, una moneta ulteriore può portare un amore, un matrimonio, consolidare una relazione oppure porre fine a una infelice. Le contraddizioni mostrano come cresce il folklore: il rito viene adattato ai temi più interessanti per amici, coppie e gruppi turistici.
L’ordine dei significati conta meno della performance sociale. Di solito un compagno registra il lancio e la fotografia dimostra la partecipazione, non il successo soprannaturale. Il gesto resta riconoscibile anche quando la moneta non si vede. Diventa una dichiarazione visiva: questa persona è stata a Roma e desidera continuare il rapporto con la città.
Non vanno lanciati oggetti diversi da normali monete. Gioielli, lucchetti, biglietti o elementi voluminosi possono danneggiare gli impianti, complicare la pulizia e generare rifiuti. Nessuno dovrebbe recuperare denaro dalla vasca: dopo il lancio entra nel processo organizzato di raccolta. Riprenderlo non è una giocosa inversione del rito.
Anche chi non crede nella fortuna può partecipare senza ipocrisia. Il rituale può esprimere gratitudine, speranza o memoria senza richiedere una convinzione letterale. Altri possono non lanciare nulla e donare direttamente a un ente verificato. La fontana non perde significato perché un visitatore rifiuta il costume.
Seguite il percorso gestito
Usate gli accessi e le code ufficiali attuali, senza spingervi nelle aree protette.
Preparate una moneta normale
Evitate oggetti che possano danneggiare la fontana o complicare la raccolta.
Voltatevi dall’altra parte
Nel rituale comune la fontana resta alle spalle.
Usate la mano destra
Lanciate delicatamente sopra la spalla sinistra senza mettere a rischio chi è vicino.
Lasciate la moneta
Non entrate nella vasca e non tentate di recuperare alcun oggetto.
Proseguite con rispetto
Lasciate spazio al visitatore successivo e non bloccate il passaggio per ripetere le fotografie.
Lo schermo ingrandisce la piazza
Il cinema ha trasformato un gesto locale in una mitologia globale
Il cinema non ha creato ogni associazione con la fontana, ma ha dato al teatro d’acqua romano un vocabolario emotivo internazionale.
La cultura popolare può far apparire immemoriale una tradizione recente.
Trevi era già un grande monumento prima del cinema, ma il Novecento cambiò scala e intimità del pubblico. I film permisero a chi non era mai stato a Roma di incontrare la fontana come luogo di romanticismo, trasformazione e possibilità. La piazza diventò familiare prima ancora del viaggio.
Il film del 1954 Tre soldi nella fontana collegò direttamente il monumento ai desideri e ai futuri sentimentali. Titolo e tema contribuirono a diffondere l’idea che monete diverse portassero promesse diverse. Non stabilì una regola antica ininterrotta: partecipò alla costruzione moderna del costume.
La dolce vita di Federico Fellini creò l’immagine cinematografica più celebre quando il personaggio di Anita Ekberg entrò nell’acqua. La scena è artisticamente potente ma, come guida di visita, giuridicamente ingannevole: entrare nella vasca è vietato. Il cinema trasformò la fontana in uno spazio onirico proprio ignorando i normali confini che la proteggono.
Altri film, fotografie, pubblicità e programmi di viaggio hanno ripetuto Trevi come scorciatoia visiva per Roma. La reiterazione conta perché i rituali richiedono riconoscimento condiviso. Chi lancia una moneta sa che attori, parenti e sconosciuti hanno già compiuto la scena. Il desiderio privato entra in un archivio globale di immagini simili.
La fama cinematografica produce anche delusione. La piazza non è un set silenzioso e non si può pretendere un accesso vuoto o ricreare scene proibite. L’incontro più ricco riconosce la differenza tra immagine e luogo: il film offre storia culturale, la città viva porta folla, manutenzione, regole e il suono dell’acqua reale.
L’associazione con il romanticismo non deve cancellare il significato civico e idraulico della fontana. Si possono amare i film e vedere comunque dietro la fantasia acquedotto, lavoro e raccolta solidale. Il contrasto tra sogno e infrastruttura è, anzi, una delle qualità più romane del monumento.
Dopo il desiderio
Dove finiscono le monete dopo aver raggiunto la vasca
La conseguenza più concreta comincia quando i visitatori se ne vanno: il denaro viene rimosso, trattato e destinato all’assistenza sociale.
Totali e accordi amministrativi possono cambiare e devono essere verificati nuovamente.
Le monete si accumulano rapidamente perché la fontana riceve visitatori tutto l’anno. Non possono restare indefinitamente nella vasca. La rimozione organizzata è necessaria per la manutenzione e per impedire recuperi incontrollati. Il processo segue accordi municipali e operazioni tecniche, non una romantica raccolta di mezzanotte.
Reuters ha documentato la rimozione e l’assegnazione delle monete alla Caritas di Roma, che usa i fondi in programmi per persone in difficoltà. Il denaro ha contribuito a sostenere assistenza alimentare e progetti sociali. È la risposta materiale più chiara alla domanda su ciò che un desiderio «fa»: entra in una risorsa caritativa aggregata.
I totali annuali attirano titoli perché la somma è notevole per del denaro spicciolo. Un articolo permanente non dovrebbe però trattare il valore di un singolo anno come eterno. Numero dei visitatori, valute, regole d’accesso e procedure di raccolta possono modificarlo. Il totale corrente appartiene a un aggiornamento datato, non alla spiegazione fondamentale della tradizione.
Valute straniere e oggetti non monetari complicano il trattamento. Le monete possono richiedere selezione e conversione; gettoni, gioielli e detriti non funzionano come normale denaro. È un motivo ulteriore per lanciare una semplice moneta e non trasformare la vasca in un deposito di oggetti simbolici.
La destinazione caritativa aggiunge una dimensione etica, ma non deve diventare pressione a partecipare. Se il solo obiettivo è massimizzare la donazione, il lancio è inefficiente e un contributo diretto attraverso un canale verificato può essere più intenzionale. Il rito unisce simbolismo personale e beneficio collettivo; la donazione diretta offre trasparenza e scelta.
Tentare di prelevare le monete privatamente danneggia sia la tutela del monumento sia l’accordo pubblico. Il denaro visibile può tentare, ma non è proprietà abbandonata a disposizione dei visitatori. Rispettare la fontana significa rispettare anche il processo che dà al gesto la sua seconda vita sociale.
Il secondo viaggio della moneta
Un desiderio privato
Il visitatore lascia una moneta dentro un monumento pubblico protetto.
Raccolta tecnica
Le monete vengono periodicamente tolte dalla vasca attraverso un processo organizzato.
Selezione e conteggio
Valute diverse e oggetti non monetari richiedono operazioni pratiche.
Assistenza sociale
Secondo gli accordi consolidati, il ricavato sostiene i programmi della Caritas di Roma.
La piazza pubblica
Visitare senza danneggiare il monumento né l’esperienza altrui
La Fontana di Trevi può assorbire un’enorme attenzione, ma la pietra, gli impianti e la piazza stretta non possono assorbire comportamenti negligenti senza limiti.
Le regole ufficiali attuali prevalgono sulle vecchie abitudini di viaggio.
Il primo dato pratico è lo spazio: la fontana si trova in una piazza ristretta raggiunta da vie strette. Le folle possono formarsi all’improvviso, soprattutto all’arrivo di gruppi numerosi. La gestione può includere percorsi controllati, limiti di capienza o accesso a pagamento all’area più vicina alla vasca. Sono dettagli mutevoli da verificare sul sito ufficiale.
Arrivate con un piano che non dipenda dalla solitudine. Il mattino presto può ridurre la pressione, ma non garantisce una piazza vuota: manutenzione, consegne, cerimonie e altri visitatori restano possibili. La sera può essere suggestiva e affollata allo stesso tempo. Una visita riuscita permette attenzione e circolazione sicura, non si misura dall’assenza di sconosciuti.
Non sedetevi, mangiate o appoggiate bevande sulla pietra protetta dove è vietato. Oli, liquidi, abrasione e peso ripetuto contribuiscono al degrado. Tenete vicini i bagagli, fate attenzione ai borseggi nella folla e non arretrate contro altre persone per inquadrare una foto. Durante il lancio, un compagno può controllare ciò che accade intorno.
L’acqua non è disponibile per fare il bagno, guadare o toccare le sculture. La moneta va lanciata delicatamente dalla posizione consentita. Droni, riprese commerciali, treppiedi e attrezzature professionali possono seguire regole ulteriori. In caso di dubbio chiedete al personale invece di imitare un altro visitatore.
Anche il rumore merita attenzione in una piazza vivace. Esibizioni amplificate, urla e occupazione prolungata dei punti migliori incidono sui residenti e sugli altri visitatori. Il rito richiede un attimo; ripeterlo per molte riprese trasforma uno spazio condiviso in un set privato.
Infine guardate davvero la fontana prima del gesto. Individuate la figura centrale, i cavalli, i rilievi, la roccia e l’architettura del palazzo. Ascoltate l’acqua. La moneta dovrebbe concludere l’osservazione, non sostituirla; altrimenti si rischia di tornare a casa con la fotografia di una spalla e nessun ricordo del monumento.
Una moneta garantisce davvero il ritorno a Roma?
È una tradizione popolare, non una garanzia di fatto. Il suo valore sta nell’esprimere speranza e creare un addio memorabile.
Che cosa significano due o tre monete?
I significati cambiano tra guide e tradizione orale e spesso riguardano amore o matrimonio. Non esiste una sequenza autorevole unica.
Si possono prendere le monete dalla fontana?
No. Non entrate nella vasca e non rimuovete oggetti depositati: il denaro segue un processo di raccolta organizzato.
Dove va il denaro?
Secondo gli accordi romani documentati da fonti affidabili, il ricavato sostiene programmi caritativi della Caritas di Roma. L’assegnazione corrente va verificata prima della pubblicazione.
È consentito entrare nell’acqua come nella Dolce vita?
No. La scena del film non è una guida per i visitatori. Entrare o bagnarsi è vietato, può comportare sanzioni e danneggiare il monumento.
L’area più vicina è sempre gratuita?
I sistemi d’accesso possono cambiare. Consultate il sito ufficiale per tariffe, esenzioni, orari e gestione delle code.
Oltre la superstizione
Che cosa rivela il rituale sul turismo moderno
Il lancio trasforma per un attimo un monumento affollato in una relazione personale con la città.
La durata della tradizione dipende dall’utilità emotiva, non dalla purezza storica.
Il turismo è strutturato intorno alla partenza. Il viaggiatore appartiene temporaneamente a un luogo e poi deve lasciarlo, spesso senza sapere se l’esperienza si ripeterà. Il rito di Trevi dà all’incertezza un finale speranzoso: invece di andarsene e basta, mette in scena un ritorno futuro.
Il costume crea continuità anche tra generazioni. Si ripete la fotografia di genitori o nonni, si confronta l’esito e si portano i figli a compiere lo stesso movimento. Il compimento della «promessa» diventa racconto familiare. Il rituale viaggia attraverso album e storie almeno quanto attraverso le guide.
La ripetizione di massa può però minacciare il luogo che rende significativo il gesto. Ogni persona cerca un momento privato, ma la fontana è un monumento condiviso con limiti fisici. Accessi gestiti e regole non sono nemici della spontaneità: rispondono all’effetto cumulativo di milioni di desideri individuali.
L’uso caritativo introduce una forma di appartenenza collettiva. Nessun contributo è grande e la maggior parte dei donatori non vede il programma finanziato. L’aggregazione trasforma frammenti simbolici in capacità sociale. Questa cooperazione involontaria è più concreta della promessa di fortuna.
L’origine incerta non è una debolezza. Una tradizione non deve essere antichissima per diventare culturalmente importante: conta come viene ripetuta, interpretata e governata. Il lancio è sopravvissuto perché semplice, fotogenico, adattabile e legato a un monumento abbastanza potente da rendere solenne anche il gioco.
Un visitatore maturo può tenere insieme più verità: il costume è moderno e folklorico; il desiderio non è vincolante; l’emozione può essere sincera; il denaro avere valore pratico; il monumento richiedere regole. La complessità non distrugge la magia: spiega perché il gesto continua.
Dopo lo schizzo
Un desiderio privato entra nella vita pubblica di Roma
Il lancio resiste perché comprime una città enorme in un gesto gestibile. Dietro il visitatore c’è una fontana alimentata da un’infrastruttura antica, compiuta dall’ambizione artistica settecentesca e ingrandita dal cinema. Nella mano c’è un oggetto piccolo, la cui perdita può essere scelta senza sacrificio. Tra i due sta la speranza del ritorno.
Nessuna regola fissa spiega ogni moneta. Alcune vengono lanciate per fede letterale, altre per affetto, per una fotografia o perché insistono gli amici. Le varianti appartengono alla tradizione, non sono errori.
Ciò che accade dopo dà al costume una profondità insolita. La moneta lascia la storia individuale, si unisce a migliaia di altre ed entra in un processo capace di sostenere persone nella città. Il desiderio può riportare o no il viaggiatore; il suo valore materiale, per quanto minimo, non scompare nel mito.